ALFREDO
MANTOVANO SOTTOSEGRETARIO DI STATO MINISTERO DELL'INTERNO |
Interventi sulla stampa |
Articolo pubblicato su LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (Sezione: PUGLIA e BASILICATA cronaca Pag. 5 ) |
Domenica 22 febbraio 2004 |
Carmela Fotrmicola
CONVEGNO A BARI/ Il sottosegretrio all' Interno: sdiamoci attorno a un tavolo e se sono problemi di sicurezza, li risolveremo
Usura, ancora poche denunce
BARI - Non si denuncia per sfiducia nelle istituzioni, perché i processi sono troppo lenti, oppure per vergogna. "Spesso le vittime dell'usura o del racket non riescono a confessarlo nemmeno alla propria moglie", spiega il sottosegretario all'interno, Alfredo Mantovano. Dell'economia parallela che frena lo sviluppo del Sud e mortifica la società sana si èparlato ieri, a Bari, nel convegno organizzato dalla Confesercenti per illustrare insultati della ricerca "La percezione del fenomeno dell'usura nel Mezzogiorno". Racket e usura sono due fenomeni diabolicamente connessi, sommersi, invisibili ma quanto mai vivi, in Puglia come in tutta Italia. D'altronde i fatti delle ultime ore (l'azienda che stava per chiudere a Foggia per pizzo) lo dimostrano. Un moloch criminale che sembra indistruttibile anche per quel silenzio colpevole: chi non denuncia è vittima sì, ma in fondo è anche complice. Eppure "a diffevenza di qualche anno fa, oggi denunciare il racket non è un salto nel buio", sostiene Mantovano che da tempo cerca di stanare dalla nebbia vittime e carnefici. La storiaccia foggiana? "Io rivolgo un appello a quell'imprenditore: - dice il sottosegretario, che non sa ancora del dietrofront - non se ne vada, altrimenti è una sconfitta per tutti. Io sono disponibile con i responsabili dell'ordine pubblico di quella provincia, a incontrarlo. Sediamoci intorno a un tavolo e se sono problemi di sicurezza riusciremo a risolverli". Tra l'altro, la legge 44 del '99 eroga nisarcimenti "anche a distanza di poche settimane dal fatto lesivo, anche, se in termini di provvisionale che però può arrivare a coprire sino al 70% - La riflessione su questo punto è indispensabile - sostiene il sottosegretario - perché si moltiplica la nascita anche in Puglia di associazioni antiracket, oltre ad una consapevolezza tra le associazioni di categoria come la Confesercenti. Tutto questo serve a vincere l'isolamento, che è la condizione peggiore in cui si può trovare chi ha problemi eufemisticamente definibili ambientali". Il sottosegretario aggiunge inoltre che "le aziende e tutti gli operatori economici non hanno che da rivolgersi alle forze di polizia e avranno un seguito immediato in termini sia di indagine, che porti ad individuare i responsabili, che di assistenza e aiuto per un risarcimento, se hanno subito danni". Vincere il racket, interrompere il dissanguamento usuraio come tentare di arginare l'assalto criminale è d'altronde l'unica strada per sottrarre il Sud al ritardo di sempre. "Non può esserci crescita economica e benessere - dice infatti il vicepresidente vicario della Confesercenti, Massimo Vivoli - se un terzo del territorio italiano è sottoposto al condizionamento delle organizzazioni criminali, se migliaia di aziende operano in un contesto di lllegalità diffusa, se la prevaricazione e la violenza sostituiscono le regole della corretta concorrenza e competizione fra imprese e territori, se l'ambiente circostante è costellato di disfunzioni ed inadeguatezze". L'indagine presentata ieri a Bari dalla Confesercenti rivela peraltro un altro dato inquietante: gli imprenditori meridionali indicano nell'ampia pratica della corruzione il maggior freno per le imprese e per l'economia del Sud Italia. Secondo Vivoli, "occorre una politica globale per la sicurezza, più lavoro e meno degrado urbano, più sinergie tra Stato, Regioni enti locali e parti sociali, una giustizia più efficiente per garantire rapidità e certezza della pena".
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